lunedì 6 marzo 2017

BANDA RENZI, NON C’E’ SOLO QUESTO PIZZINO: ANCHE “CASSETTI PIENI DI SOLDI” E MONTAGNE DI RISCONTRI E INTERCETTAZIONI


1. NON C’ È SOLO UNA “T” PUNTATA SUI PIZZINI DI ROMEO ALLA BASE DELL’INDAGINE SU TIZIANO RENZI: C’È UN CONTESTO AMPIO, FATTO DI DISCORSI INTERCETTATI, INCONTRI SPIATI E RIFERITI, TESTIMONIANZE CHE DIFFICILMENTE SI POSSONO ARCHIVIARE COME BANALI MILLANTERIE
2. CARLO RUSSO CHIEDEVA SOLDI A ALFREDO ROMEO PER LA SUA ATTIVITÀ. I DUE DISCUTONO SPESSO DELLA VOLONTÀ DEL FACCENDIERE DI OTTENERE UN VERO E PROPRIO CONTRATTO DI CONSULENZA, CON PAGAMENTI ATTRAVERSO SOCIETÀ, TIPO TRASFERIMENTI ESTERO SU ESTERO
3. MA QUANDO ROMEO RESISTE, E DICE DI VOLER PAGARE IN CONTANTI, RUSSO FA PRESENTE CHE LE BANCONOTE POSSONO DIVENTARE UN PROBLEMA: “AVVOCATO LE DICO UNA COSA, QUELLO CHE DICE LEI, MA A CASA MIA NE HO UN CASSETTO PIENO, NON SO CHE CAZZO FARCI…”

Non c’ è solo una T puntata, alla base dell’ indagine su Tiziano Renzi. C’ è un contesto più vasto, fatto di discorsi intercettati, incontri spiati e riferiti, testimonianze che difficilmente si possono archiviare come banali millanterie o chiacchiere in libertà. Elementi che secondo la Procura di Roma meritano di essere approfonditi, anche perché dietro ci sono appalti per centinaia di milioni, soldi in contanti che circolano con modalità sospette, confessioni. Innanzitutto i biglietti con la «T.» recuperati dagli investigatori sono due, di contenuto quasi identico, trovati in date diverse nell’ ufficio dell’ imprenditore accusato di corruzione, Alfredo Romeo.

Difficile che non abbiano un significato preciso. Il primo risale al 14 settembre scorso, ed è stato scritto mentre Romeo diceva al «faccendiere» Carlo Russo, amico di Renzi sr: «Facciamo una cosa direttamente con…» e a qual punto invece di un nome si sente il rumore di una penna pigiata su un foglio, e ancora: «Facciamo una cosa proprio quadro… Eh… ogni … – ancora rumore di scrittura di sottofondo – per… lui… ogni… Le cose sostanziali da fare sono un … tenuto da lui naturalmente…».

LOTTI E L’ACQUISTO DE «L’ UNITÀ»

Tra una parola e l’ altra si sente il fruscio delle annotazioni. L’indomani i carabinieri del Noe hanno recuperato nella spazzatura degli uffici romani di Romeo il foglietto gettato via dopo l’ incontro. Ed è saltato fuori il famoso «pizzino» dove si legge «30.000 x mese – T. 5.000 ogni due mesi R.C. 2 incontri quadro tenuti da T. 1 con M – 1 con L-».

Nell’ interpretazione degli investigatori la T significa Tiziano Renzi, R.C. Carlo Russo, M sta per Marroni (amministratore delegato di Consip) e L per Lotti. Ma sono congetture. Tuttavia il 26 settembre, quando i carabinieri sono tornati negli uffici di Romeo per mettere altre microspie, hanno visto (e fotografato) sulla scrivania dell’ imprenditore un altro appunto con scritto «ogni mese 30.000» e una freccetta che rimanda a una T cerchiata; ogni 2 mesi 5.000 – C.R.; 1 incontro con M; 1 incontro con L.».

In più ci sono la parola «contanti», cerchiata anche quella, e due nomi abbreviati: «Bonifas» e «Pess». Logico che le congetture, che pure si basano su ciò che emerge complessivamente dai discorsi intercettati mentre Romeo scriveva, acquistino un po’ più di consistenza. In particolare in relazione al presunto incontro tra Romeo e Tiziano Renzi, negato da quest’ ultimo ma riferito dal commercialista Alfredo Mazzei, al quale l’ha raccontato lo stesso Romeo. Inoltre l’imprenditore che cercava gli «appoggi politici» per ottenere gli appalti e ha rivelato di averli trovati «al più alto livello» al funzionario della Consip assunto «a libro paga», il 6 dicembre, parlando con Italo Bocchino, afferma: «Renzi, l’ultima volta che l’ ho incontrato…».



Certo, sono discorsi (sebbene agli atti dell’ inchiesta potrebbero esserci altri riscontri sul «faccia a faccia»), ma è difficile immaginare che un uomo così concentrato sui propri affari trascorra mesi e mesi a dire cose con i suoi collaboratori che non hanno attinenza con la realtà. In questo contesto i discorsi per l’ acquisto del giornale l’ Unità da parte di Romeo possono essere un altro elemento di riscontro a quei foglietti e ad altre conversazioni.



Carlo Russo il 19 settembre è a Firenze, dove prende appuntamento con Tiziano Renzi per un incontro che gli investigatori non sono riusciti a intercettare perché hanno perso il «faccendiere» nel traffico; il giorno dopo è di nuovo a Roma, dove prima vede Romeo e poi va nella sede del Pd a largo del Nazareno; non c’ è prova che lì abbia incontrato il tesoriere del partito Francesco Bonifazi (il cui nome compare sul secondo «pizzino», accanto a «Pess» che potrebbe essere Pessina, attuale editore dell’ Unità ), ma due giorni prima era stata intercettata una sua conversazione con un certo Simone al quale dice di «preparare due righe per Francesco Bonifazi…sul buon Alfredo Romeo».



CASSETTI PIENI DI SOLDI

Ancora, sempre in relazione all’ acquisto del quotidiano, il 27 settembre Russo dice a Romeo, cui dà del lei, di aver consegnato un «report» sul suo conto, aggiungendo che l’ allora sottosegretario a Palazzo Chigi Luca Lotti sarebbe perplesso sull’ingresso di Romeo nella proprietà del giornale: «Io ho fatto una breve relazione, insomma due righe, una paginetta forse… fra le quali ho messo anche le esperienze editoriali che mi ha detto… e quando l’ha visto Luca ha fatto eh… fa l’imprenditore, non è che quello…». Ma di fronte ad altri dubbi che sarebbero emersi anche per via dei suoi trascorsi giudiziari, Romeo ribatte: «Nel caso mio il Pd non attacca… io nasco nel Pd, ragazzo».

A parte altri particolari, ci sono dunque riferimenti a un’ interlocuzione di Russo con Lotti e altri esponenti democratici sul conto di Romeo, che danno ulteriore rilevanza ai dialoghi intercettati tra l’imprenditore e «il ragazzo». Il quale chiede soldi a Romeo per la sua attività, e c’ è il sospetto che li abbia ottenuti. I due discutono spesso della volontà di Russo di ottenere un vero e proprio contratto di consulenza, con pagamenti attraverso società e modalità tipo trasferimenti estero su estero.

Ma Romeo resiste, e continua a sostenere di voler pagare in contanti, come ha scritto su uno dei due biglietti. Russo invece continua a preferire altre vie, perché le banconote possono diventare un problema: «Avvocato io le dico una cosa, lei … io quello che dice lei lo continuo a credere ma io lei … io le ho a casa mia ovviamente, ma io ne ho un cassetto pieno, non so che cazzo farci…». Un altro indizio, che insieme a tutti gli altri danno corpo a un’ indagine che di certo non s’ è conclusa con gli interrogatori degli indagati .

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